Implantologia dentale: cos’è, quando serve e come funziona

Implantologia dentale: cos’è, quando serve e come funziona
0 27 febbraio 2017

Cos’è l’implantologia dentale?

L’implantologia dentale è la tecnica odontoiatrica che permette di ripristinare la funzione masticatoria in soggetti che hanno perso uno o più denti, tramite l’inserimento di dispositivi in titanio nell’osso mandibolare o mascellare.

I pazienti che si sottopongono ad un intervento di implantologia dentale riscontrano benefici immediati sia dal punto di vista funzionale che estetico. L’impianto permette di fissare in maniera stabile i denti artificiali, senza limitare o sovraccaricare in alcun modo i denti sani.

L’aspetto delle protesi dentali fisse è identico a quello dei propri denti e il paziente ha la percezione di avere una bocca naturale.

Gli impianti osteointegrati possono sostenere denti singoli, gruppi di denti o fungere da supporto per una protesi completa. Con un impianto si eliminano completamente i disagi nel parlare, ridere e mangiare che talvolta accompagnano i pazienti con protesi mobile.

Oggi l’implantologia generale rappresenta una soluzione sicura e permanente, con oltre il 95% di casi di successo documentati.

Implantologia dentale: quando è possibile intervenire

Chiunque può sottoporsi ad un intervento di chirurgia implantare?

Non tutti i pazienti possono fare l’intervento. È infatti necessario valutare attentamente lo stato di salute del paziente e la presenza di eventuali patologie in corso. Il primo step è fissare un appuntamento con il proprio odontoiatra per sapere a quali esami sottoporsi e segnalare eventuali farmaci che si stanno assumendo.

Per valutare la quantità e la qualità ossea sarà sufficiente effettuare un esame radiologico tramite TAC.

Se il paziente soffre di particolari patologie, può essergli richiesto di effettuare altri esami di accertamento. È possibile effettuare l’operazione solo quando si è realizzato un completo sviluppo osseo dei mascellari.

Non si possono perciò inserire impianti su pazienti giovanissimi, sotto i 16-18 anni di età. È il medico a dover valutare caso per caso: solo i soggetti ritenuti idonei potranno sottoporsi all’intervento di chirurgia implantare.

Implantologia dentale: quando non si può fare

A meno che non si soffra di gravi patologie, come malattie cardiocircolatorie che impediscono di fatto di sottoporsi all’intervento, la maggior parte dei soggetti può effettuare l’operazione. Il motivo per il quale ad alcuni è sconsigliato è che sono più alte le probabilità di insuccesso.

Vediamo quali sono i casi più delicati, che richiedono un’attenta valutazione:

  • Osteoporosi e implantologia dentale. Se il paziente è in terapia con fosfonati, non può sottoporsi all’intervento. Se la malattia non è in uno stadio avanzato è permesso, ma è vivamente sconsigliata la tecnica del carico immediato per permettere all’osso un pieno recupero.
  • Fumo e implantologia dentale. In caso di paziente fumatore si riduce il successo implantare e aumenta il rischio di infezione post-operatoria. Il soggetto che intende sottoporsi a terapia implantare deve necessariamente ridurre il consumo di tabacco e sospenderlo nel periodo di degenza pre/post operatoria.
  • Diabete e implantologia dentale. Ai soggetti affetti da diabete giovanile è generalmente sconsigliato effettuare l’operazione. Se il diabete non è scompensato, ci si può sottoporre tranquillamente all’operazione.
  • Piorrea e implantologia dentale. La parodontite, ovvero l’infiammazione dei tessuti di sostegno del dente provoca un graduale riassorbimento osseo. È necessario valutare caso per caso, per non rischiare la perdita dell’impianto dentale a causa dell’infiammazione e del poco osso.
  • Implantologia e gravidanza. Le donne in gravidanza non corrono alcun rischio nel sottoporsi ad un intervento di chirurgia implantare. Nonostante ciò, spesso è preferibile posticipare l’operazione a causa dello stress psicofisico correlato.
  • Implantologia dentale con poco osso. La quantità di osso è un limite evidente in un intervento di chirurgia implantare. Oggi però esistono sofisticate tecniche di rigenerazione e ricostruzione ossea (es. chirurgia maxillo-facciale, ecc.) che consentono ai pazienti di sottoporsi a distanza di tempo all’intervento.

L’intervento di chirurgia implantologia: le fasi e come si esegue

implantologia dentaleL’intervento di chirurgia implantare si svolge in anestesia locale, quindi il dolore non rappresenta un problema per il paziente. Il soggetto che si sottopone ad un intervento di questo tipo può accusare un po’ di dolore in fase post-operatoria, ma questo può essere attenuato mediante l’assunzione di antidolorifici. Spesso il paziente tende a sopravvalutare il dolore che non è superiore a quello di una normale estrazione.

L’operazione può durate dai 30 minuti (per un singolo impianto) ad alcune ore (per più impianti). Esistono diverse tecniche per eseguire l’intervento: la tecnica del carico immediato, per esempio, consente di ridurre notevolmente la durata dell’intervento e i tempi di guarigione.

Questa pratica, consigliata solo se si rileva una situazione ossea ottimale, ha il vantaggio di inserire gli impianti e fissare le corone in un’unica fase.

Come si esegue l’implantologia dentale

Vediamo ora quali sono le fasi di un ordinario intervento di chirurgia implantare.

  1. Innesto dell’impianto. La prima fase dell’intervento prevede l’inserimento dell’impianto sotto gengiva. Questo viene fatto in anestesia locale, praticando un taglio o dei piccoli fori (a seconda della tecnica impiegata). L’impianto inserito costituirà la base su cui andrà a sorreggersi la protesi dentale artificiale. L’intervento si conclude con la chiusura della gengiva e l’inserimento di una protesi mobile temporanea. Dopo 7-10 giorni è possibile togliere i punti.
  2. Inserimento della protesi fissa.  Trascorsi 3/6 mesi dall’inserimento dell’impianto dentale e completato il processo di osteointegrazione, cioè la perfetta integrazione tra impianto e osso, è possibile sostituire la protesi mobile con una fissa. Il paziente è richiamato in studio per prendere l’impronta. Dopo qualche giorno viene completato l’impianto: viene inserito un pilastro nell’impianto integrato nell’osso del paziente e a questo viene ancorata in maniera definitiva la protesi dentale fissa.

Quanto dura un impianto dentale

Se gli impianti dentali sono inseriti correttamente da un implantologo esperto e si mantiene nel tempo una corretta igiene orale, questi possono durare anche decine di anni. Per preservarne la durata, è importante lavare i denti 2-3 volte al giorno con spazzolino e dentifricio, ponendo attenzione alla pulizia degli spazi interdentali.

In caso di ponti supportati da impianti è bene pulire regolarmente anche gli spazi sottostanti. Le visite periodiche dal dentista e le sedute di pulizia professionale sono d’obbligo. Queste dovranno essere effettuate con regolarità ogni 3-4 mesi.

Cosa fare dopo l’intervento di implantologia dentale

Generalmente il medico lascia al paziente un vademecum con le regole di comportamento da tenere nei giorni e nelle settimane immediatamente successive all’operazione. Il paziente può incominciare a lavarsi i denti dal giorno successivo all’intervento, preferibilmente con uno spazzolino con setole morbide.

Gli verrà chiesto di effettuare ripetuti sciacqui con un collutorio disinfettante e di evitare di fumare. È infatti severamente vietato fumare nei 20 giorni successivi all’operazione. Altri accorgimenti sono di non toccare la ferita con le dita o la lingua.

Cosa mangiare dopo l’intervento dell’impianto dentale?

Nei giorni immediatamente successivi all’operazione è bene seguire un’alimentazione delicata, privilegiando alimenti freschi e cremosi. Si consiglia di effettuare pasti leggeri a base di verdura, insalata o pesce. Sono da evitare alimenti appiccicosi o faticosi da masticare e bevande come caffè, tè, Coca-Cola o a base di alcol.

Quanto dura il dolore dopo l’intervento dell’impianto dentale?

Nei primi giorni la gengiva è ancora sensibile. Il paziente può avvertire dolore alla zona operata. Se il dolore non è tollerabile può essere attenuato con antidolorifici. Solitamente, due giorni dopo l’operazione la maggior parte dei pazienti non avverte più dolore e può riprendere la vita di tutti i giorni.

Quanto dura il gonfiore dopo l’intervento dell’impianto dentale?

Subito dopo l’operazione è consigliato tamponare la guancia con del ghiaccio. Nonostante ciò, la guancia può subire un gonfiore temporaneo e il paziente può avvertire una sensazione sgradevole. Questo non deve essere motivo di preoccupazione: entro pochi giorni il gonfiore si attenuerà per scomparire del tutto.

Antibiotici e mal di testa

Il paziente che si sottopone ad un intervento di implantologia dentale deve seguire una terapia antibiotica prima e dopo l’operazione. È il medico odontoiatra a suggerire modalità e tempo di somministrazione. Non esistono invece correlazioni significative tra l’operazione e cefalee dopo l’inserzione di un impianto dentale.

Implantologia dentale: rischi e controindicazioni

Una delle domande più frequenti dei pazienti è se si può verificare un fenomeno di rigetto. Il titanio è un materiale inerte, biocompatibile, che si integra perfettamente con i tessuti. In campo medico il titanio è apprezzato anche per la sua leggerezza e l’elevata resistenza. Gli impianti in titanio non rappresentano perciò alcun rischio per la salute dei pazienti.

Quello che può verificarsi non è il rigetto ma la perdita dell’impianto. Quand’è che si verifica questa circostanza? Vi può essere la perdita dell’impianto per la mancata osteointegrazione nei seguenti casi:

  • L’operazione non è stata eseguita correttamente (es. l’impianto non è stato ben posizionato);
  • Sopraggiunge un’infezione batterica, si parla in questo caso di perimplantite (infiammazione dei tessuti che circondano l’impianto). Questa può avere diverse cause, come per esempio una sbagliata condotta del paziente post-operatoria (fumo, scarsa igiene orale, ecc.);
  • Non è stata valutata attentamente la situazione clinica del paziente, il quale non avrebbe dovuto sottoporsi all’operazione (a causa di malattie pregresse a carico delle ossa, diabete non stabilizzato, ecc.);

La percentuale di insuccessi si aggira intorno al 2-3%. In linea generale, se l’operazione è eseguita correttamente e il paziente è preparato all’intervento e sottoposto a profilassi antibatterica non c’è alcun tipo di rischio.

Implantologia dentale: costi e prezzi

In Italia i prezzi dell’implantologia variano molto, per cui è difficile stimare una cifra a priori. Bisogna tenere in considerazione però che dipendono innanzitutto dai costi di gestione dello studio a cui ci si rivolge e dalla regione in cui questo ha sede.

Questi fattori, uniti al grado di competenza del professionista a cui ci si affida e alla marca degli impianti utilizzati dallo studio, influenzano il prezzo finale dell’intervento di implantologia dentale.

Il prezzo dell’implantologia a sua volta dipende da diversi fattori:

  • presenza o meno di osso sufficiente per effettuare l’intervento. Nel caso in cui non vi sia abbastanza osso, è necessario intervenire con manovre di generazione ossea, andando così inevitabilmente ad aumentare i costi;
  • presenza di infezioni che richiedono di essere curate;
  • presenza di vecchi impianti da rimuovere;
  • quantità di impianti da installare;
  • installazione del solo impianto in titanio o anche della protesi;
  • materiale della protesi che si va ad utilizzare (in ceramica, resina o composito).

In ogni caso, i costi di un intervento di implantologia sono deducibili dalle tasse. Basta essere in possesso di tutti i documenti di pagamento per poter detrarre le spese mediche in fase di dichiarazione dei redditi, per un importo pari al 19% del loro totale.

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